Basta con dialetti locali elevati al rango di lingue. E' stato fatto, per sciocchi interessi propagandistici, e continua a succedere. Per dirne una fra il tragico ed il risibile, la recente distinzione fra il serbo e il croato, totalmente inesistente. Il fatto è che tutto questo ha un costo, culturale e materiale, insopportabile, specialmente in un contesto come quello dell'Europa, ormai una grande nazione.
La proposta: ritornare ad una lingua comune, comprensibile da tutti quelli che parlano lingue romanze (ladino, sardo, catalano, castigliano, gallego, portoghese, francese, romeno, italiano, e sicuramente ne sto dimenticando). Un obiettivo ragionevole, semplice: ci capiamo già piuttosto bene, basta poco per costruire una lingua immediatamente comprensibile da tutti. Intendiamoci: poi ognuno a casa continua a parlare quel che vuole, barese, langue d'oc, o quant'altro. Ma poi il telegiornale, le televisioni, ecc. le facciamo in modo che tutti le possano capire.
E altrettanto può essere fatto per gli altri due grandi gruppi di lingue europee: slavo e sassone. Così ogni europeo, imparandosi una o due lingue, può parlare con chiunque. Ho partecipato ad un paio di incontri europei, in cui c'erano più traduttori che partecipanti (perché le combinazioni fra "lingue" erano più numerose del numero di "lingue", evidentemente), e lì ho capito che avevamo un problema.
Sembra assurdo? L'Indonesia l'ha fatto, tempo fa, ed ha costruito una nazione da un coacervo di isole sparpagliate nell'oceano Pacifico.
Per intenderci: quel che propongo è radicalmente diversa dall'esperanto, un progetto destinato al fallimento, totalmente eurocentrico e sbagliato dalle fondamenta.
Una riprova? Ho appena ascoltato un'intervista alla radio nazionale portoghese: venivano intervistati un paio di musicisti italiani; l'intervistatore faceva domande in portoghese, gli intervistati rispondevano in italiano. Nessun problema, fine della storia.
mercoledì 7 settembre 2011
venerdì 25 marzo 2011
Abolizione del condizionale: una scelta di civiltà
La ricchezza semantica e sintattica dell'italiano non è scevra da conseguenze negative, che si fanno più acute in questi tempi di comunicazioni sovrabbondanti e troppo veloci per essere analizzate tutte con cura. Ad esempio, il vezzo dell'uso di sinonimi, dovuto alla sostanziale proibizione di ripetere la stessa parola all'interno di una frase, o di frasi contigue, rende il parlare e scrivere di scienza molto più complesso ed ambiguo di quanto succeda ad esempio in inglese.
Ma un problema più rilevante è oggi l'uso straripante dei condizionali, non presenti in molte altre lingue, e che vengono usati in italiano per mascherare ed implicitamente accettare irregolarità, quindi in generale inciviltà. Quando diciamo "non si dovrebbe fare X" intendiamo che in effetti tutti lo fanno, e che non è così grave farlo. Trovo che questo sia un'ennesima mela avvelenata regalataci dalla doppia morale tipica della cultura pretesca.
Dunque, una proposta: non usiamo più il condizionale, ma la forma diretta semplice: le norme e consuetudini per una vita civile devono, non dovrebbero essere rispettate.
Ma un problema più rilevante è oggi l'uso straripante dei condizionali, non presenti in molte altre lingue, e che vengono usati in italiano per mascherare ed implicitamente accettare irregolarità, quindi in generale inciviltà. Quando diciamo "non si dovrebbe fare X" intendiamo che in effetti tutti lo fanno, e che non è così grave farlo. Trovo che questo sia un'ennesima mela avvelenata regalataci dalla doppia morale tipica della cultura pretesca.
Dunque, una proposta: non usiamo più il condizionale, ma la forma diretta semplice: le norme e consuetudini per una vita civile devono, non dovrebbero essere rispettate.
mercoledì 13 gennaio 2010
I ggiovani e l'informatica
Da occam2:
Oggi a scuola abbiamo fatto l'orientamento per scegliere che superiore fare dopo le medie.
Abbiamo fatto un esercizio sul confronto tra classico e scientifico.
È venuto fuori che l'informatica allo scientifico ci aspettiamo che sia trattata a livello 7/10 e la consideriamo importante 2/10
Al classico ce l'aspettiamo 4/10 e la vogliamo 2/10......
Mah....
Oggi a scuola abbiamo fatto l'orientamento per scegliere che superiore fare dopo le medie.
Abbiamo fatto un esercizio sul confronto tra classico e scientifico.
È venuto fuori che l'informatica allo scientifico ci aspettiamo che sia trattata a livello 7/10 e la consideriamo importante 2/10
Al classico ce l'aspettiamo 4/10 e la vogliamo 2/10......
Mah....
sabato 7 novembre 2009
Cathedrals and free sofware
Yesterday evening we visited the center of Vienna. The very interesting cathedral showed us clearly as Eric S. Raymond, while well versed in computers, understands actually very little about architecture and art history.
In fact, the cathedral makes a very nice and close analogy to free software:
See: the original page for the full text.
Thanks Thomas for the tour.
In fact, the cathedral makes a very nice and close analogy to free software:
- it must be fixed continuously (it is made of porous sandstone, so blocks get eroded quickly)
- there are several unfinished parts (a tower has been left half), because there was not enough money to finish it
- it started with an architecture (romanesque) and it was changed to another one (gothic), without any interruption in service
- lots of people build it, mostly poorly paid.
See: the original page for the full text.
Thanks Thomas for the tour.
martedì 4 marzo 2008
Evoluzione e chiesa
Ma, dico, possibile che nel 2008 ci si debba ancora confondere con cosa pensa la chiesa cattolica a proposito dell'evoluzione? Come fenomeno di costume può andare, tipo chiedere ai filosofi cosa pensano del rugby, agli elettrauto degli orologi a cucù, ecc., ma qui se ne parla come se fosse un argomento serio, come se fosse vero. Ovvia, basta, su.
Cito da chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/77264
Lo stesso Benedetto XVI ha più volte toccato la questione dell’evoluzione. Vi ha fatto cenno la prima volta già nell’omelia della messa inaugurale del suo pontificato, il 24 aprile 2005:
“Non siamo il prodotto casuale e senza senso dell’evoluzione. Ciascuno di noi è il frutto di un pensiero di Dio. Ciascuno di noi è voluto, ciascuno è amato, ciascuno è necessario”.
Giovanni Paolo II in un discorso a un simposio su "Fede cristiana e teoria dell'evoluzione", nel 1985, affermava: "Una fede rettamente compresa nella creazione e un insegnamento rettamente inteso della evoluzione non creano ostacoli. [...] L'evoluzione suppone la creazione, anzi la creazione si pone nella luce dell'evoluzione come un avvenimento che si estende nel tempo, come una ‘creatio’ continua".
E da www.chiesacattolica.it/cci_new/documenti_cei/2006-03/20-3/AndreaPorcarelli.doc
(scusate, e' un .doc):
Queste affermazioni sono incompatibili con la teoria evolutiva, almeno come l'ho capita io (che i papi l'abbiano capita meglio di me? ;) ).
Cito da chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/77264
Lo stesso Benedetto XVI ha più volte toccato la questione dell’evoluzione. Vi ha fatto cenno la prima volta già nell’omelia della messa inaugurale del suo pontificato, il 24 aprile 2005:
“Non siamo il prodotto casuale e senza senso dell’evoluzione. Ciascuno di noi è il frutto di un pensiero di Dio. Ciascuno di noi è voluto, ciascuno è amato, ciascuno è necessario”.
Giovanni Paolo II in un discorso a un simposio su "Fede cristiana e teoria dell'evoluzione", nel 1985, affermava: "Una fede rettamente compresa nella creazione e un insegnamento rettamente inteso della evoluzione non creano ostacoli. [...] L'evoluzione suppone la creazione, anzi la creazione si pone nella luce dell'evoluzione come un avvenimento che si estende nel tempo, come una ‘creatio’ continua".
E da www.chiesacattolica.it/cci_new/documenti_cei/2006-03/20-3/AndreaPorcarelli.doc
(scusate, e' un .doc):
- La teoria che domina nella concezione della origine dell’uomo è naturalmente come sapete la teoria della “evoluzione”. Quindi esiste una evoluzione biologica della specie, che diventano sempre più complesse, fino a quella realizzazione che è l’uomo come punto culminate della evoluzione della specie. Ebbene, niente da dire su questo. Non ci sono problemi di fede che siano in opposizione alla teoria della evoluzione.
- Rimane però una affermazione di fondo, e cioè che nell’ottica biblica quando si passa dalla evoluzione del mondo animale alla esperienza dell’uomo, c’è un cambiamento radicale che si può esprimere così. Nella evoluzione della specie quello che interessa è la specie. L’individuo è assolutamente subordinato alla permanenza e alla sopravvivenza della specie, prevale e rimane quello che è il più adatto secondo le condizioni ambientali (o quello che sono); questa è la legge darwiniana della evoluzione 2. Torno a dire: niente da dire su questo.
Queste affermazioni sono incompatibili con la teoria evolutiva, almeno come l'ho capita io (che i papi l'abbiano capita meglio di me? ;) ).
mercoledì 13 febbraio 2008
Come uscire da questa situazione?
Secondo me l'Italia è in una crisi davvero profonda. Ho perso le speranze di un suo recupero quando ho realizzato che questa classe dirigente (e non solo politica), chiaramente inadeguata al proprio compito (sì, lo so, ci sono anche un sacco di persone brave ed oneste, persino in posti dirigenziali, non sono qualunquista; ma nel complesso, l'inadeguatezza è lampante), rispecchia davvero il popolo italiano. Mentre qualche anno fa si poteva sperare nei caschi blu che ci liberassero da un parlamento corrotto ed autoreferenziale (e ancora prima si sperava in soluzioni anche più, diciamo così, dinamiche), oggi non si può sperare in una trasformazione di vaste masse popolari che non distinguono più fra tasse e furti, fra servizi pubblici e regalie, fra potere e servizio pubblico, e che comunque non considerano il benessere collettivo.
Il tutto annegato in procedure bizantine, che sembrano impossibili da semplificare in tempi ragionevoli.
Ergo, che fare?
Un amico ha avuto l'idea geniale: dato che ormai la presidentessa francese (con la politica spettacolo, è la famiglia che regna, non solo l'eletto) è italiana, proponiamo l'annessione alla Francia. Non una unione, accordi o altro, la semplice annessione; l'Italia diventerebbe un dipartimento francese, come la Guyana. Dato il livello amministrativo e civile francese, non ci possono essere che vantaggi. Con la moneta non ci sono problemi (santo euro!), la lingua è facile, l'energia già ce la danno loro, gli aerei, l'acqua ecc. li hanno già cominciati a gestire, quindi perché non il resto?
Facciamo partire una grande iniziativa popolare, altro che le leggine di Grillo!
Il tutto annegato in procedure bizantine, che sembrano impossibili da semplificare in tempi ragionevoli.
Ergo, che fare?
Un amico ha avuto l'idea geniale: dato che ormai la presidentessa francese (con la politica spettacolo, è la famiglia che regna, non solo l'eletto) è italiana, proponiamo l'annessione alla Francia. Non una unione, accordi o altro, la semplice annessione; l'Italia diventerebbe un dipartimento francese, come la Guyana. Dato il livello amministrativo e civile francese, non ci possono essere che vantaggi. Con la moneta non ci sono problemi (santo euro!), la lingua è facile, l'energia già ce la danno loro, gli aerei, l'acqua ecc. li hanno già cominciati a gestire, quindi perché non il resto?
Facciamo partire una grande iniziativa popolare, altro che le leggine di Grillo!
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