sabato 7 novembre 2009

Cathedrals and free sofware

Yesterday evening we visited the center of Vienna. The very interesting cathedral showed us clearly as Eric S. Raymond, while well versed in computers, understands actually very little about architecture and art history.
In fact, the cathedral makes a very nice and close analogy to free software:
  • it must be fixed continuously (it is made of porous sandstone, so blocks get eroded quickly)
  • there are several unfinished parts (a tower has been left half), because there was not enough money to finish it
  • it started with an architecture (romanesque) and it was changed to another one (gothic), without any interruption in service
  • lots of people build it, mostly poorly paid.
So, the analogy between open source software and bazaar, from one side, and proprietary software and cathedral, from the other, although suggestive, is nothing but wrong.
See: the original page for the full text.

Thanks Thomas for the tour.

martedì 4 marzo 2008

Evoluzione e chiesa

Ma, dico, possibile che nel 2008 ci si debba ancora confondere con cosa pensa la chiesa cattolica a proposito dell'evoluzione? Come fenomeno di costume può andare, tipo chiedere ai filosofi cosa pensano del rugby, agli elettrauto degli orologi a cucù, ecc., ma qui se ne parla come se fosse un argomento serio, come se fosse vero. Ovvia, basta, su.

Cito da chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/77264

Lo stesso Benedetto XVI ha più volte toccato la questione dell’evoluzione. Vi ha fatto cenno la prima volta già nell’omelia della messa inaugurale del suo pontificato, il 24 aprile 2005:
“Non siamo il prodotto casuale e senza senso dell’evoluzione. Ciascuno di noi è il frutto di un pensiero di Dio. Ciascuno di noi è voluto, ciascuno è amato, ciascuno è necessario”.

Giovanni Paolo II in un discorso a un simposio su "Fede cristiana e teoria dell'evoluzione", nel 1985, affermava: "Una fede rettamente compresa nella creazione e un insegnamento rettamente inteso della evoluzione non creano ostacoli. [...] L'evoluzione suppone la creazione, anzi la creazione si pone nella luce dell'evoluzione come un avvenimento che si estende nel tempo, come una ‘creatio’ continua".

E da www.chiesacattolica.it/cci_new/documenti_cei/2006-03/20-3/AndreaPorcarelli.doc
(scusate, e' un .doc):
  • La teoria che domina nella concezione della origine dell’uomo è naturalmente come sapete la teoria della “evoluzione”. Quindi esiste una evoluzione biologica della specie, che diventano sempre più complesse, fino a quella realizzazione che è l’uomo come punto culminate della evoluzione della specie. Ebbene, niente da dire su questo. Non ci sono problemi di fede che siano in opposizione alla teoria della evoluzione.
  • Rimane però una affermazione di fondo, e cioè che nell’ottica biblica quando si passa dalla evoluzione del mondo animale alla esperienza dell’uomo, c’è un cambiamento radicale che si può esprimere così. Nella evoluzione della specie quello che interessa è la specie. L’individuo è assolutamente subordinato alla permanenza e alla sopravvivenza della specie, prevale e rimane quello che è il più adatto secondo le condizioni ambientali (o quello che sono); questa è la legge darwiniana della evoluzione 2. Torno a dire: niente da dire su questo.

Queste affermazioni sono incompatibili con la teoria evolutiva, almeno come l'ho capita io (che i papi l'abbiano capita meglio di me? ;) ).

mercoledì 13 febbraio 2008

Come uscire da questa situazione?

Secondo me l'Italia è in una crisi davvero profonda. Ho perso le speranze di un suo recupero quando ho realizzato che questa classe dirigente (e non solo politica), chiaramente inadeguata al proprio compito (sì, lo so, ci sono anche un sacco di persone brave ed oneste, persino in posti dirigenziali, non sono qualunquista; ma nel complesso, l'inadeguatezza è lampante), rispecchia davvero il popolo italiano. Mentre qualche anno fa si poteva sperare nei caschi blu che ci liberassero da un parlamento corrotto ed autoreferenziale (e ancora prima si sperava in soluzioni anche più, diciamo così, dinamiche), oggi non si può sperare in una trasformazione di vaste masse popolari che non distinguono più fra tasse e furti, fra servizi pubblici e regalie, fra potere e servizio pubblico, e che comunque non considerano il benessere collettivo.
Il tutto annegato in procedure bizantine, che sembrano impossibili da semplificare in tempi ragionevoli.
Ergo, che fare?
Un amico ha avuto l'idea geniale: dato che ormai la presidentessa francese (con la politica spettacolo, è la famiglia che regna, non solo l'eletto) è italiana, proponiamo l'annessione alla Francia. Non una unione, accordi o altro, la semplice annessione; l'Italia diventerebbe un dipartimento francese, come la Guyana. Dato il livello amministrativo e civile francese, non ci possono essere che vantaggi. Con la moneta non ci sono problemi (santo euro!), la lingua è facile, l'energia già ce la danno loro, gli aerei, l'acqua ecc. li hanno già cominciati a gestire, quindi perché non il resto?
Facciamo partire una grande iniziativa popolare, altro che le leggine di Grillo!