Basta con dialetti locali elevati al rango di lingue. E' stato fatto, per sciocchi interessi propagandistici, e continua a succedere. Per dirne una fra il tragico ed il risibile, la recente distinzione fra il serbo e il croato, totalmente inesistente. Il fatto è che tutto questo ha un costo, culturale e materiale, insopportabile, specialmente in un contesto come quello dell'Europa, ormai una grande nazione.
La proposta: ritornare ad una lingua comune, comprensibile da tutti quelli che parlano lingue romanze (ladino, sardo, catalano, castigliano, gallego, portoghese, francese, romeno, italiano, e sicuramente ne sto dimenticando). Un obiettivo ragionevole, semplice: ci capiamo già piuttosto bene, basta poco per costruire una lingua immediatamente comprensibile da tutti. Intendiamoci: poi ognuno a casa continua a parlare quel che vuole, barese, langue d'oc, o quant'altro. Ma poi il telegiornale, le televisioni, ecc. le facciamo in modo che tutti le possano capire.
E altrettanto può essere fatto per gli altri due grandi gruppi di lingue europee: slavo e sassone. Così ogni europeo, imparandosi una o due lingue, può parlare con chiunque. Ho partecipato ad un paio di incontri europei, in cui c'erano più traduttori che partecipanti (perché le combinazioni fra "lingue" erano più numerose del numero di "lingue", evidentemente), e lì ho capito che avevamo un problema.
Sembra assurdo? L'Indonesia l'ha fatto, tempo fa, ed ha costruito una nazione da un coacervo di isole sparpagliate nell'oceano Pacifico.
Per intenderci: quel che propongo è radicalmente diversa dall'esperanto, un progetto destinato al fallimento, totalmente eurocentrico e sbagliato dalle fondamenta.
Una riprova? Ho appena ascoltato un'intervista alla radio nazionale portoghese: venivano intervistati un paio di musicisti italiani; l'intervistatore faceva domande in portoghese, gli intervistati rispondevano in italiano. Nessun problema, fine della storia.
La proposta: ritornare ad una lingua comune, comprensibile da tutti quelli che parlano lingue romanze (ladino, sardo, catalano, castigliano, gallego, portoghese, francese, romeno, italiano, e sicuramente ne sto dimenticando). Un obiettivo ragionevole, semplice: ci capiamo già piuttosto bene, basta poco per costruire una lingua immediatamente comprensibile da tutti. Intendiamoci: poi ognuno a casa continua a parlare quel che vuole, barese, langue d'oc, o quant'altro. Ma poi il telegiornale, le televisioni, ecc. le facciamo in modo che tutti le possano capire.
E altrettanto può essere fatto per gli altri due grandi gruppi di lingue europee: slavo e sassone. Così ogni europeo, imparandosi una o due lingue, può parlare con chiunque. Ho partecipato ad un paio di incontri europei, in cui c'erano più traduttori che partecipanti (perché le combinazioni fra "lingue" erano più numerose del numero di "lingue", evidentemente), e lì ho capito che avevamo un problema.
Sembra assurdo? L'Indonesia l'ha fatto, tempo fa, ed ha costruito una nazione da un coacervo di isole sparpagliate nell'oceano Pacifico.
Per intenderci: quel che propongo è radicalmente diversa dall'esperanto, un progetto destinato al fallimento, totalmente eurocentrico e sbagliato dalle fondamenta.
Una riprova? Ho appena ascoltato un'intervista alla radio nazionale portoghese: venivano intervistati un paio di musicisti italiani; l'intervistatore faceva domande in portoghese, gli intervistati rispondevano in italiano. Nessun problema, fine della storia.
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